Perché viviamo esperienze negative?

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RAFFAELE E IL SUO FARDELLO

 

Ho parlato con Raffaele, qualche giorno fa, sembrava disperato.

Raffaele è un grande Amico, un bravo alpinista, un esploratore, uno che ama la sfida, sfidarsi e sfidare. Un esploratore senza ambizioni sociali, le colline sconosciute dietro casa valgono quanto la montagna famosa dall’altra parte della terra.

Raramente l’ho visto fermarsi davanti ad una difficoltà o un ostacolo; raramente sbaglia la valutazione sulle proprie o altrui capacità e competenze.

Raffaele ha un’esperienza invidiabile, potrebbe raccontare storie ed esperienze di grande interesse, ma lui non è uno che parla ai quattro venti. Vive le sue gioie, cerca le sue emozioni e le condivide con entusiasmo, ma a piccole gocce, e con pochi amici. Infatti è difficile che tu abbia sentito parlare molto di Raffele.

Adesso però, lo vedevo diverso, spento, assente.

Mi era già successo di vederlo affranto, ma il più delle volte è entusiasta; l’ho anche visto preoccupato, ma il più delle volte concentrato; l’ho anche visto rinunciare, ma il più delle volte per delle scelte calibrate.

Questa volta invece, era messo proprio male.

Raffaele dice di essere una persona in ricerca, ama la spiritualità, il confronto, la dialettica; fa attività fisica perché, dice “Se siamo nati in un corpo sarà perché dobbiamo imparare ad usarlo”; è un riflessivo e cerca di trovare “un buon motivo” in tutto quello che gli accade.

Ama le emozioni ed è un sostenitore della Paura. “La paura, dice, ci è essenziale quanto la gioia, non possiamo e non dobbiamo temerla, ma conoscerla”.

Raffaele ha scelto cose differenti dalla maggior parte dei suoi coetanei, nella sua vita è riuscito a cambiare, ad aggiungere, a crescere.

So, anche se lui non lo ammetterà mai, che è soddisfatto della sua vita e delle sue scelte; so anche, e lui non se lo concederà mai, che in fondo si sente bravo per avere raggiunto alcuni traguardi.

Ma adesso no. Adesso Raffaele si sta mettendo in dubbio e sta cercando una via d’uscita.

Con uno sguardo sofferente, mi ha detto: “Pensa ad un’esperienza negativa che mai e poi mai potresti pensare di far accadere… e poi inspiegabilmente, accade!”

“Ma questa esperienza, per essere davvero pesante, deve avere alcune caratteristiche particolari: primo, è causata da te, da una tua colpa grave; secondo, ne rimane coinvolto qualcun altro che di te si fidava; terzo, il peso di questo avvenimento può e deve essere portato solo da te”.

Non ha aggiunto altro, non ha voluto spiegare. Mi ha solo guardato fisso negli occhi, erano lucidi. Il silenzio raccontava di emozioni difficili da capire, da gestire.

Toccandosi gli angoli bagnati degli occhi, mi ha sorriso amaramente e con lentezza ha aggiunto, “… Si nasconderà li la sfida più grande? Sarà forse da questo che deve arrivare un grande insegnamento?”.

Io, senza parole e un po’ anche senza fiato, stavo vivendo con lui delle emozioni nuove, alle quali facevo fatica a dare un nome.

Ha continuato a guardarmi negli occhi ma il suo sguardo andava oltre, come se cercasse di leggere una soluzione nel retro del mio cranio, forse nell’amigdala; ma io non avevo risposte.

Disse piano, scandendo le parole, pesandole:

“Devo trasformare una terribile esperienza, in un insostituibile insegnamento di vita.”

Poi, in silenzio mi ha abbracciato e con un sorriso di commiato, è andato per la sua strada.

Io sono rimasto fermo, un piccolo accenno di comprensione verso la sua spalla e queste parole a frullarmi nel cervello: “…Insostituibile insegnamento di vita”.

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